A New Start

Eccomi a scrivere sul blog dopo tanto …anzi tantissimo tempo, sì perchè quandovivi in viaggio i giorni e i mesi durano di più, l’ultima volta che ho scritto credo sia stato a giugno o luglio scorso, che in una vita ordinaria corrisponderebbe a circa 3 anni fa!

L’ultima volta vi scrivevo dal “deck” del Northern Greenhouse di Cairns, la “mia casa” a Cairns, ora invece vi sto scrivendo da una dormitorio per 6 persone ma completamente vuoto di un ostello qualsiasi a Hobart, capitale della Tasmania.

Sono finito qui giusto per concludere la mia esperienza nello “stato isola” della Tasmania, un posto distaccato dal continente che paragonerei alla nostra Sardegna, per il fatto che i “Tassie” (soprannome degli abitanti della Tasmania) chiamano l’Australia la “Mainland” così come i sardi chiamano la penisola “il continente”.

Molti Tassie sulla Mainland non ci sono mai stati e non hanno nemmeno l’intenzione di andarci, alcuni di loro dicono che la Tasmania non è Australia. è semplicemente Tasmania; a me non va di prendere nessuna posizione, io solamente posso dire che su questa isola ho passato 3 mesi e mezzo stupendi.

Sarà stato anche grazie a questi “rozzi” abitanti, discendenti dei peggiori criminali di Inghilterra che di loro hanno conservato i modi di fare abbastanza rudi; ma soprattutto grazie a quella che senza troppi giri di parole definisco la mia ultima famiglia, senza confonderla con “La Mia Famiglia” che è in Italia.

Sono capitato qui per caso o meglio impulsivamente.

Erano i primi di Dicembre ed ero appena arrivato a Sydney dopo aver percorso in un mesi 2500 km di costa Est australiana e spendendo in soli 30 giorni la bellezza di 4000 dollari faticosamente guadagnati in 4 mesi da pizzaiolo a Trinity Beach.

Una mattina di pioggia, mi sveglio e dopo aver pensato per un mese dopo riprendere l’attività in modo da colmare il vuoto creatosi sul mio conto corrente decido di comprare un volo per la Tasmania da lì a sei giorni e trasferirmi in un paesino del Nord della Tasmania: Devonport.

Qui mi era stato segnalato qualche mese prima un buon Working Hostel dove nel giro di pochi giorni di trovano una sistemazione lavorativa nei campi in modo da completare i famosi 88 giorni di lavoro nel settore primario necessari per rinnovare di un anno il visto Vacanza Lavoro e mettere via qualche soldino per i prossimi viaggi.

Arrivo a Devonport il 6 Dicembre 2011 con poco entusiasmo, perchè il pensiero di passare l’imminente capodanno in un ostello che assomiglia più ad un gulag e che qualche anno prima ospitava l’ospedale psichiatrico del paese anzichè davanti agli spettacolari fuochi pirotecnici Harbour Bridge di Sydney mi deprimeva un po’.

Le mie prime impressioni sono sempre sbagliate!

Oggi sto scrivendo perchè quello stesso posto, che ho salutato da pazzo scalmanato sabato sera già mi manca!

Cosa ci può essere di così interessante in un ostello situato nella periferia di un paese che già da se sembra la periferia di una delle città dormitorio del Nord Italia?

Beh la risposta sta nelle persone che vivevano in quest’ostello!

Perchè noi essre umani le relazioni le instauriamo prima con le persone e poi ci identifichiamo nei luoghi.

Il Tasman Backpacker, è frequentato da backpackers che passano dalle 10 alle 24 ore in contatto l’uno con l’altro, persone che condividono bagno, cucina, cibo, gioie, dolori, delusioni, giornate di lavoro pesante, giornate di lavoro leggere (come le mie) e a fine giornata si ritrovano assieme a raccontare quanti “bin” (casse) di mele si è riempito o quante ore a sollevare sacchi di carote si è passato.

La sera ti può anche capitare di assaggiare un pollo cucinato alla giapponese, un pesce alla cinese e concludere con un bel piatto di lasagne con ricetta della mamma.

La vita del backpacker è questa, una vita che viene vissuta giorno dopo giorno e che non si preoccupa affatto del domani, perchè come mi ricordava un giovane amico quello che veramente ci appartiene è il presente ed quello che noi dobbiamo vivere.

Io a Devonport ho imparato un poco di tutto, ho imparato a dire Buon Giorno, Grazie, Prego e Come va in 10 diverse lingue, ho imparato che svegliarsi ogni mattino con il sorriso aiuta a te e chi incontri la mattina in cucina mentre prepari il caffè a iniziare bene la giornata, ho imparato a cantare senza curarmi affatto di chi mi sta ascoltando.

Ho imparato a prenderla ancor più easy di quanto me la stia prendendo, ho imparato a preparare il mio primo Curry, ho imparato (più o meno) a lavorare in una serra, ho scoperto che posso ancora stare sotto per una ragazza che non è interessata a me, ho imparato che nonostante sia abbastanza grande c’è ancora molto che devo imparare.

Ho condiviso questi mesi con italiani, giapponesi, cinesi, francesi, tedeschi, canadesi, etc… persone che hanno un nome e che a causa del numero elevato non ho il tempo di segnalale.

A loro sono certo di aver dato qualcosa di me e dalle quali ho preso di più.

Perchè quando sei un viaggiatore quello che davvero conta è essere generosi e l’avarizia non paga!

Ora è giunto però il momento di conservare questo piccolo ma intenso periodo della mia vita e essere pronti ad un “New Start” (cit. Tony Lee alias Montana) con l’auspicio di continuare a Vivere e provare Emozioni!

2 thoughts on “A New Start

  1. Vincenzo Nizza scrive:

    Girando in rete alla ricerca di un sogno che mi facesse evadere dal mio Paese e dalla mia città, mi sono imbattuto in questo blog. Il mito australiano di per se è il mito di una terra selvaggia e ancora decisamente in mano alla natura più che all’uomo, da quel che si trova scritto in giro. Il pregio di questo blog e del suo autore non sta solo nel come scrive, ma ancora più profondamente nella sincerità che trasmette e nelle atmosfere che sa ricreare in chi legge. Forse una guida altrimenti introvabile all’Australia che cerchi davvero di approfondire, prima di partire.
    Sono sulla soglia dei 42 anni e confesso il sapore amaro che mi prende in bocca quando mi rendo conto che certe esperienze non le potrò verosimilmente più fare. Ma rimettermi in gioco sì, con la mia compagna, con i miei due figli …e cani al seguito. Sempre che riesca ad abbandonare un lavoro da copywriter e direttore creativo (tutto sommato precario) misurandomi con percorsi occasionali alla volta di nuove scoperte professionali.
    Ho trovato questo blog una confessione. Ho i sentimenti tiepidi al punto giusto da lasciare le mie. E un grazie sincero all’autore.

  2. akraii scrive:

    Ti auguro un ottimo nuovo inizio..

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