Into the desert: da Adelaide a Darwin

La Stuart Highway: la strada che taglia l'Australia in due e collega Nord a Sud

L’idea di visitare l’Australia mi frullava per la testa già da diversi anni, l’idea invece di attraversare il deserto mi è venuta solo pochi minuti prima che il volo per Melbourne decollasse da Fiumicino.

Ero alla “Feltrinelli” dell’aeroporto cercando di acquistare gli ultimi libri italiani da portare con me nell’emisfero australe, e mentre il commesso mi diceva che il libro Siddharta di Hermann Hesse non era disponibile, Gino mi mostrava la copertina della rivista Geo che intitolava: “Laggiù in Australia”, era sicuramente un segno del destino, acquisto così la rivista.

All’interno trovo un dossier di diverse pagine sull’Australia, sono presentati quattro interessanti articoli sul continente australiano, il primo dei quali era un reportage di un giovane fotografo italiano, Aberto Giuliani, sul suo viaggio coast to coast in Australia, ma non da Est ad Ovest o viceversa come si fa dalle nostre parti, bensì da Sud a Nord: da Adelaide a Darwin.

Tra le due città ci sono ben 3000 km di distanza, la stessa distanza che intercorre tra Messina e la punta Nord della Gran Bretagna, ma mentre percorrendo la strada dalla Sicilia alla Scozia vi troverete ad attraversare centinaia di città e paesini, e almeno 3 – 4 nazioni; tra Adelaide a Darwin c’è quasi il nulla, il vuoto: due o tre paesi degni di essere chiamati tali e qualche piccolo villaggio, di certo non più di 6 o 7.

Quindi cosa mi ha spinto a mettermi in macchina e guidare per 3000 km quando da visitare non c’era altro che il vuoto?

Beh…il vuoto stesso!

Il viaggio nell’Outback (così lo chiamato gli australiani, lo potrei tradurre come “l’interno”) non è semplicemente un viaggio è un’esperienza.

L’Outback è quella parte di Australia, e forse di mondo, quasi completamente vergine, una delle parti di mondo più disabitate e desolate, qualcosa che la rende unica. Gran parte di questo territorio appartiene agli aborigeni che la considerano sacra; secondo le loro tradizioni, durante il “Dreaming Time” (il tempo dei sogni, quello che gli aborigeni considerano il periodo della creazione), i loro antenati vivevano qui e le loro anime continuano a farlo.

Il primo impatto con l’Outback avviene al tramonto; appena entrato avverto subito la sacralità del luogo: gli immensi spazi vuoti sembrano gli interni delle grandi cattedrali,gli alberi di eucalipto le colonne, le rocce sono le statue, le grotte invece sono le cappelle, tutto ha una sua logica disegnata da qualcuno… non posso far altro che apprezzare così tanta bellezza in silenzio come ogni luogo sacro merita.

Nient'altro che il deserto

Dunque il primo impatto non mi delude, l’Outback assomiglia davvero a quello che Giuliani aveva descritto su Geo e che io ho sognato per un anno.

Fino ad ora l’Australia l’ho visitata con quasi tutti i mezzi di trasporto: auto, bus, aereo, autostop, piedi, moto, ecc… però non mi era ancora capitata l’occasione di girarla con il mezzo preferito dai backpackers: il van, un piccolo furgoncino con 3 posti davanti e con un materasso nella parte retrostante.

Il deserto avevo sempre immaginato di visitarlo in van così non appena ho lasciato la Tasmania e giunto a Melbourne ho messo un annuncio sul sito gumtree.com.au di adelaide (questo è un sito di annunci dove puoi vendere e comprare casa, auto, affittare una camera, trovare lavoro, trovare compagni di viaggio, moglie, donne disponibili solo per una notte, ecc…) che recitava:

“Hello everybody, 
I am Giuseppe, a 28 year old backpacker. 
After travelling along the East Coast and in Tasmania I am ready to start my adventure in the heart of Australia: the desert. 
I am looking for travel buddies or joing a group to visit Uluru, Kings Canyon and everything on the road. 
I am easy – going, laid-back and entusiatic. I really want to have fun in this trip and share fuel, food and fun. 
If you would like to do the same thing, just send me an email or a sms at 04501xxxxx. 
I will be in Adelaide on Wedsneday 28th at 6 o’clock in the morning ready to leave. 
Bye 
Giuseppe”

Ciao a tutti, 
sono Giuseppe, un viaggiatore di 28 anni. 
Dopo aver viaggiato lungo la costa Est e in Tasmania sono pronto per iniziare la mia nuova avventura nel cuore dell’Australia: il deserto. 
Sto cercando compagni di viaggio per visitare Uluru, Kings Canyon e tutto quello che si trova lungo la strada. 
Sono tranquillo, rilassato e motivato. Ho voglia di divertirmi, dividere il costo della benzina e del cibo. 
Se hai voglia di fare la stessa cosa non devi fare altre che mandarmi una mail o un sms al numero 04501xxxxx. 
Sarò ad Adelaide Mercoledì 28 alle 6 del mattino pronto per partire 
Saluti 
Giuseppe”

Quest’accattivante messaggio ha catturato l’attenzione di due giovanissimi backpackers che viaggiavano assieme in van: Meryl, francese di 21 anni, proprietario del van, spirito libero e grandissimo amante della musica elettronica, e Caterina, 19 anni (nata lo stesso mio giorno ma 9 anni dopo), non proprietaria del van ma scroccona anche lei come me, recentemente diplomata al liceo classico, molto in gamba e al tempo stesso testarda come tutti gli scorpioni, qualcuno la chiamerebbe determinata, qualcun’altro cocciuta, io essendo di parte (sono scorpione anche io) opto per la prima definizione!

I messaggi scambiati con Caterina e la telefonata fatta il giorno prima della partenza per Adelaide mi rassicurano, nonostante la fiorente età i due mi son sembravano veramente organizzati, molto di più di me, non più fiorente di età.

Li incontro la mattina del mio arrivo ad Adelaide, si mostrano subito gentili e lo saranno per tutto il viaggio, prepariamo le ultime cose per la partenza: spesa per il campeggio, pieno di benzina al van, due taniche di scorta e acqua a volontà, perchè nel deserto non si scherza, tutte le guide turistiche lo ripetono mille volte: “portate riserve di benzina e soprattutto acqua perchè nel caso di un malaugurato guasto al veicolo avete la possibilità di idratarvi in attesa dei soccorsi”.

Le guide sono sempre utili, attente e precise ma nel caso del deserto sono anche stronze!

Vi spiego il perchè: ti avvertono continuamente dell’importanza della scorta di benzina ed acqua, di portare con te telefonini satellitari perchè quelli convenzionali non hanno copertura, di informare famiglia, polizia, ambasciate, parroco di quartiere, ecc… del percorso che si sta per inreaprendere,  della presenza di serpenti velenosi, ragni, dingo, coccodrilli, ecc… ma mai, dico mai, se non un cenno a pagina 1141 (lo sparata a caso, ma è giù di là) della presenza di un esercito di mosche e zanzare che sono il vero pericolo del deserto.

Abbigliamento antimosche a Coober Pedy

Detto ciò, un altro consiglio per chi decide di affrontare il deserto che troverete per la prima volta in assoluto ed in esclusiva su queste pagine ve lo do io.

Le guide ti diranno di non viaggiare mai soli nel deserto australiano, si vanno incontro a temperature elevatissime e zone completamente isolate quindi nel malcapitato evento doveste sentirvi male ci sarà qualcuno che potrà offrirvi il primo soccorso.

Quindi quando incontrate i vostri potenziali compagni di viaggio, oltre alle solite domande, “di dove sei”, “quanti anni hai”, “dove sei già stato in Australia”, ecc… chiedete anche “che tipo di musica ascolti”, chiedetelo diverse volte e con toni diversi in modo da verificare il funzionamento del loro apparato uditivo, altrimenti  vi potrà capitare, come nel mio caso, di dover ascoltare per ore ed ore di viaggio musica elettronica a volume indecente.

Fatte tutte queste premesse passiamo al viaggio. Prima di ciò faccio un’ulteriore premessa, il viaggio nel deserto è durato 13 giorni e 13 notti, io ho preso appunti ogni giorno e scattato migliaia di foto pertanto ho tanto materiale ho cercato di riassumere nella maniera migliore.

Nonostante ciò ho scritto in totale circa 6000 parole, tante! Dunque vi do un consiglio per la lettura.

Il resto dell’articolo è diviso a puntate, il titolo di ogni puntata corrisponde alla data e alla location dove abbiamo passato la notte; il mio suggerimento è sicuramente quello di iniziarlo a leggerlo (e tutto, perchè ne vale davvero la pena), ma farlo in diversi momenti, ti devi solo armare di un pennarello e segnare sul monitor del tuo computer il punto dove hai interrotto la lettura perchè dopo ti sarà facile riprenderla.

28.03.2012  DA QUALCHE PARTE POCO ALL’ESTERNO DEL FLINDERS RANGES NATIONAL PARK

Siamo partiti da Adelaide dopo l’ora di pranzo ma senza pranzare e dopo pochi kilometri ci siamo accorti di aver fame, ci fermiamo quindi alla prima aerea ricreativa per preparare il pranzo, solo in questo momento scopro che Meryl è vegetariano e che Caterina per solidarietà lo stava era diventata da quando ha iniziato a viaggiare con lui; inizia così la mia quaresima a pochi giorni da Pasqua: per i prossimi giorni sarò costretto a mangiare solo vegetariano.

Il primo pranzo a base di Cous Cous Divella made in Puglia

La prima tappa in programma è il Flinders Ranges National Park nel South Australia di cui ne ignoravo l’esistenza fino a che, quella stessa mattina un altro ragazzo francese alla stazione degli autobus di Adelaide, me ne aveva fatto cenno.

Quando si tratta di viaggi non sono particolarmente rompiballe (per il resto sì), qualsiasi cosa mi porti a far vedere, soprattutto se non l’ho vista prima, mi rende felice, pertanto anche questa volta ero curioso di visitare questo parco.

Il Flinders Range National Park non si trova sulla  famosa Stuart Highway, la strada che taglia l’Australia in due e che mette in comunicazione Adelaide e Darwin, per arrivarci bisogna deviare di qualche kilometro, circa 600, che per le distanze australiane non rappresentano un grosso problema.

Siamo partiti attorno alle due del pomeriggio e viaggiare di notte in Australia è altamente sconsigliato perchè è il momento in cui gli animali selvatici prendono possesso della loro terra e attirati dalle luci di automobili compiono i loro suicidi; decidiamo così di fermarci poco prima del national park in un “free camping spot” (campeggio gratuito) segnalato sulla guida campeggi di Meryl.

Arrivati ad una piazzola di sosta non asfaltata, poco nascosta dalla strada ma tale da renderla un po’ selvaggia i due giovanotti mi fanno: “siamo arrivati, oggi dormiamo qui”, io che ero quello che deve dormire in tenta, ovvero in avanscoperta, vulnerabile agli attacchi di tutti gli animali selvaggi descritti nella Lonely Planet, chiedo “ma siete sicuri che questo è il free spot segnalato dalla guida?!”, loro mi rispondono “sì, ce lo segnala il navigatore satellitare, abbiamo inserito le coordinate che ci da la guida”.

Guida campeggi, navigatore satellitare e due giovanotti di 20 anni il giorno dopo avranno il compito di raccontare ad una madre come suo figlio ha perso la vita mentre un canguro aiutato da uno opossum  lo colpiva a morte a pugni e calci.

Dopo cena, vado a letto sconsolato e saluto il mondo per l’ultima volta ma stranamente qualche ora dopo, circa otto, apro gli occhi e mi accorgo di non esser stato assalito da nessun0 e sono pronto per la colazione ed un nuovo giorno!

29.03.2012 DA QUALCHE PARTE ALL’INTERNO DEL FLINDERS RANGES NATIONAL PARK

Oltre ad essere sopravvissuto alla prima notte di campeggio mi accorgo anche di aver dormito bene, magari la compagnia di una bella donna in tenda l’avrebbe resa più piacevole, ma le donne del countryside australiano a volte assomigliano molto dagli uomini del “countryside”, tanto da non distinguerle, pertanto mi considero più che fortunato ad aver avuto la tenda tutta per me.

Riprendiamo il cammino sempre in direzione national park e via via che ci allontaniamo da Adelaide ci lasciamo alle spalle la civilizzazione e tutto quello che ne concerne, case, fabbriche, pali per l’energia elettrica, ecc… ed è in questo momento che facciamo conoscenza con quelli che saranno i nostri più fedeli compagni di viaggio, quelli che non ci lasceranno solo nemmeno per un secondo, nemmeno il tempo di una (scusate la volgarità) “pisciata”: le mosche!

Più entriamo nel selvaggio e più le mosche aumentano, più quello che mi circonda è solamente opera di una mano divina e più le mosche alterano il mio pacifico stato d’animo.

Nel tardo pomeriggio raggiungiamo il parco e mi accorgo che nonostante il Flinders Ranges National Park non sia uno dei tanti national park super pubblicizzato dalle agenzie turistiche, è uno dei più belli parchi naturali da me visitati in Australia.

Le forme tondeggianti delle colline sembrano create dalle mani di un artigiano come quelli che lavorano la creta a Napoli, le superfici sembrano invece essere dipinte dalle mani di Raffaello, qui percepisci anche la natura è arte.

Il fantastico Flinders Ranges National Park

Qui gli animali girano liberamente, incontriamo prima due timidi canguri, mamma e figlio (mi piace immaginarli così) al bordo della strada che ci scrutano e poi scappano via, più avanti alcuni emu (dei pennutti che sembrano struzzi) cercano di risalire la collina ed ancora un gruppo di canguri che salta sul dorso di un’altra collina, questa è la vera immagine dell’Australia, quella che ti regala il senso di libertà.

E’ quindi giunta di nuovo sera, è il momento di trovare un altro “free spot”; stanotte il cielo blu d’Australia è colorato da un magnifico manto di stelle.

30.03.2012 PIMBA

Ultimo giorno al Flinders Ranges National Park, mentre ci accingiamo ad abbandonare il parco incontriamo un ciclista, uno folle eroe, subito riconosco che è francese, non so come ho fatto ma appena si avvicina per scambiare due chiacchiere il suo accento lo conferma; si presenta si chiama Remì, come il cartone animato specifica intonando la canzone in italiano, ci racconta che è partito da Perth ed ha come obiettivo raggiungere l’Uluru, viaggia da solo perchè da qualche parte in Asia ha perso il suo compagno di viaggio.

La sua borsa con diverse bandiere cucite sul fronte testimonia il passaggio da molte nazioni europee, riesco a scorgere la bandiera della Repubblica Ceca, quella tedesca, francese, ecc… non trovo quella italiana e lui mi dice che in Italia ha pedalato sulle colline della Toscana, a quel punto mi ricordo che nel portafogli ho una piccola bandiera tricolore di quelle che si attaccano sugli zaini, la prendo e gli dico: “Se hai davvero pedalato sui colli toscani, ti meriti questa”, lui la guarda e mi ringrazia come un bambino che ha appena ricevuto un nuovo regalo pregandomi di firmarla.

E’ il momento di salutare Remì ed intraprendere il cammino, è il momento anche di immetterci sulla famosa Stuart Highway, la strada che prende il nome da John McDouall Stuart, il primo europeo ad attraversare l’Australia da Sud a Nord passando per il suo centro, oggi sono orgoglioso di ripercorrere lo stesso percorso compiuto per la prima volta 150 anni prima.

Remì: il folle ciclista francese!

In serata arriviamo a Pimba, quella che Geo definisce poco più che una stazione di servizio ed un campeggio, passiamo la notte qui in compagnia di autisti di camion un po’ alticci; è giunta sera anche per loro, il deserto per alcuni di loro è quasi alle spalle per gli altri, come noi, è appena iniziato, ma a questo si pensa domani.

31.03.2012 COOBER PEDY

I due giovanotti non sono molto mattutini, quindi ogni mattina riprendiamo il cammino non prima delle 10, ottimo orario se si considera che staremo in viaggio nelle ore più calde della giornata.

Oggi ci rechiamo a Woomera, un piccola “città nucleare”  o “militare”, qui l’esercito australiano e a volte anche quello americano effettua gli addestramenti militari. La popolazione di base è di 150 abitanti ma a seconda degli addestramenti militari in corso la popolazione può raggiungere le 800 unità; la zona è inoltre ricca di miniere tra cui quelle di uranio.

La città conta poche centinaia di case che sembrano caserme, qualche razzo, qualche aereo da guerra in pensione, una posta, un supermercato ed un centro informazioni con annesso bar, la donna al bar è anche agente di viaggio dato che verifica la disponibilità a visitare le miniere di uranio nella vicina Roxby Dawn, mentre la donna della cucina è anche fotografa dato che si presta gentilmente a scattarci una foto con una dei 150 abitanti autoctoni di Woomera.

Io ne approfitto anche per fare qualche domanda sul piccolo paesino e come tutti gli abitanti di tutti i paesini del mondo, l’apprendista fotografa me ne parla con orgoglio ed un grande sorriso, basta davvero poco per regalare un momento di felicità a qualcuno, basta sapere come farlo.

Noi e un pezzo raro: uno dei 150 abitanti di Woomera, all'occorrenza barrista, travel agent, postina, manager, sindaco, assessore, ecc...

In tarda mattinata lasciamo Woomera, destinazione Coober Pedy, uno dei centri “più importanti” dell’Outback australiano, ci arriviamo ancora una volta giusto in tempo per assistere ad uno degli spettacoli più emozionanti che il deserto offre: il tramonto. Il cielo si colora di rosso e di tutte le sue sfumature che vanno dal rosa al porpora, persino un daltonico come me riesce ad apprezzarne il fascino.

L’unico intoppo sono le maledette mosche, a viaggio terminato posso garantire che oggi è stato il giorno con la presenza maggiore di mosche, migliaia di migliaia al metro quadrato. Vado a letto, sempre nella mia tenda in attesa di visitare Coober Pedy.

01.04.2012 A META’ TRA SOUTH AUSTRALIA E NORTHERN TERRITORY

Al mattino facciamo colazione in compagnia delle stesse mosche con le quali avevano cenato la sara prima e poi velocemente ci rechiamo a Coober Pedy.

Questo desolato paese dell’Outback è di fatto uno dei più ricchi al mondo, è la “capitale dell’opale”, nel 1915 subito dopo la scoperta del primo giacimento, persone di tutte il mondo si sono riversate qui alla ricerca di opali e fortuna, lo dimostrano anche le chiese appartenenti alle diverse comunità religiose, c’è quella cattolica costruita anche grazie al contributo della comunità di minatori italiani.

Poco fuori la città alcuni cartelli indicano di prestare attenzione dove si mettono i piedi e di non camminare mai all’indietro, perchè qui rischi davvero di cadere in qualche fosso e dato il numero dei fossi presenti trovarti è come trovare un ago in un pagliaio.

Dedichiamo poco meno di mezza giornata alla scoperta di Coober Pedy, la desolazione del luogo, il caldo e le onnipresenti mosche ci convincono a riprendere la via lungo la Stuart Highway che man mano si allontana da Adelaide diventa sempre meno trafficata.

L'ingresso alla città mineraria di Coober Pedy, sullo sfondo il riporto delle fosse scavate per la ricerca del grande opale, è seriamente sconsigliato visitare la città di notte perchè rischi davvero di cadere in uno dei fossi

Meno trafficata è la Stuart Highway, più stretto diventa il rapporto con gli altri automobilisti, ogni qual volta ne si incrocia uno è quasi d’obbligo, ma in realtà è più istintivo, fare un cenno con due dita in segno di saluto, in fondo, seppure in direzioni opposte e motivi diversi, stiamo vivendo la stessa esperienza.

Mi fermo due secondi nella stazione di servizio di Marla, un altro villaggio segnalato da Giuliani nel suo reportage, prendo una “Lift” (una limonata in lattina tipo la nostra Lemon Soda), e scambio due chiacchiere con il tipo del bar, per primo gli chiedo come mai è finito a lavorare in un posto così lontano da tutto e lui mi racconta in due minuti il riassunto della sua vita.

E’ australiano, tornato in patria da 2 anni dopo aver girato un po’ il mondo, anche in Australia ha vissuto dapertutto, vive a Marla da qualche mese perchè qui lo pagano bene e non spende soldi, quindi può mettere via qualche soldo per il suo prossimo viaggio ancora non programmato, conclude dicendomi “tra un mese compio 40 anni, sono in giro dall’età di 18, il mondo è uno e a disposizione abbiamo una vita sola…”

E’ sera, siamo giunti al “free camping spot” al confine di stato, decido di posizionare la mia tenda a metà tra uno stato e l’altro, stanotte dormirò con i piedi in South Australia e la testa nel Northern Territory.

02.04.2012  A 40 km CIRCA DA ULURU

Stamattina abbiamo varcato il confine di stato e siamo entrati nel Northern Territory e noto una piccola variante al paesaggio monotono che ci ha accompagnato per i primi mille kilometri di strada: i colori sembrano più accessi, il verde dei cespugli sembra più verde, il giallo della steppa sembra più giallo, il grigio dell’asfalto sembra più grigio, l’azzurro del cielo sembra ancora più azzurro… sarà una mia impressione, non so, i miei occhi daltonici stamattina vedono questo.

A duecento kilometri da Alice Springs prendiamo una deviazione laterale, oggi è il grande giorno, l’attesa sta per terminare, oggi è ‘l’Uluru day”, secondo i miei calcoli arriveremo lì in tempo per il tramonto, un evento unico da queste parti.

Il primo cartello ci segnala che ci sono ancora 262 kilometri di strada che ancora ci separa dal monolite più famoso al mondo, un secondo cartello ci avverte che la prossima stazione di servizio è a 103 km, ed infine un ultimo ci avverte, persino anche in italiano, di allacciare le cinture; anche nel disperso Outback conoscono le cattive abitudini degli italiani.

I 262 passano quasi in fretta, ma già dopo 200, qualcosa all’orizzonte qualcosa rompe la monotonia del paesaggio, qualcosa di colore rosso si innalza maestosamente sulla pianura desertica proteggendola e dettandone le regole, siamo infine giunti alla “La Mecca” aborigena: Uluru o Ayers Rock, come è stato ribattezzato dagli europei.

L’Uluru si trova all’interno dell'”Uluru – Kata Tyuta National Park”, il territorio è oggi di proprietà della tribù aborigena Anangu, che ne sono i tradizionali custodi, i quali hanno riottenuto il diritto di proprietà solo nel 1985, a condizione però che il parco fosse gestito congiuntamente dagli stessi Anangu ed il governo australiano.

La grande roccia s’innalza per più di 300 m dal livello del suolo, percorrendo il tracciato che si snoda attorno, mi accorgo che sul versante meno scosceso vi è stato installato un corrimano per permetterne la scalata; qui nasce una questione delicata e non risolta.

Gli Anangu non gradiscono che i turisti scalino l’Uluru, loro per primi non lo fanno per motivi spirituali, l’ente gestore del parco ne sconsiglia la scalata ma ufficialmente non lo vieta, se non in caso di forti raffiche ma per motivi di sicurezza; questo mi sembra un po’ un’assurdità, sono del parere che quel corrimano debba essere smontato e la scalata completamente vietata per motivi spirituali e di rispetto per la popolazione Anangu.

Quindi nel caso dovessi visitare l’Uluru e la scalata è consentita ti consiglio vivamente di non effettuarla, primo per motivi di sicurezza e secondo per rispetto della popolazione aborigena, immagina che un gruppo di turisti venisse nel tuo paesino, attaccasse un corrimano sulla facciata del duomo e iniziasse a scalarla fin su al campanile, ne saresti felice?!

Dopo la passeggiata attorno alla roccia siamo pronti per il tramonto, nel parco hanno persino allestito un’area di sosta dove osservare romanticamente questo magnifico evento che stasera purtroppo è in parte rovinato dalle nuvole, ciò nonostante lo spettacolo merita.

A seconda dell’inclinazione solare la roccia cambia colore, si possono intravedere tutte le sue sfumature, posso solamente rimanere senza parola davanti ad uno spettacolo così suggestivo, non perdo l’occasione di farmi immortalare davanti al monolite, questa è sicuramente la copertina del mio viaggio in Australia.

La copertina del mio viaggio in Australia

Il primo “free camping spot” lungo via che ci accompagna fuori dal national park si trova a 40 km, è la prima volta che viaggiamo di notte e la prima volta che monto la tenta di notte, già non sono un  fenomeno a farlo alla luce del sole figuratevi con la sola luce della luna; sono stanco vado a letto inconsapevole che stanotte qualcosa scombussolerà la nottata…

03.04.2012 TRA L’ULURU E IL KINGS CANYON, IN ALTRE PAROLE: NEL NULLA

Che notte!

Oggi era in programma la sveglia prima dell’alba in modo da poter assistere al secondo tempo dello spettacolo che offre l’Uluru ma qualcos’altro ha pensato di svegliarmi prima: un dingo ululante a pochissimi metri dalla mia tenda!

Il dingo è un animale selvaggio che assomiglia un po’ ad un cane ed un po’ ad un lupo, è presente a Fraser Island (io lo avevo già visto lì) ed anche da queste parti; è salito alla ribalta circa 30 anni fa, quando la signora “Lindy Chamberlain” gridò: “un dingo ha preso mia figlia”, nessuno le credde e fu arrestata per omicidio, dopo anni furono ritrovati i vestiti insaguinati della povera bambina vicino alla tana di alcuni dingo e la donna fu prosciolta, ultimamente ho letto che il caso è stato riaperto.

Oggi molti cartelli ti segnalano di rimanere lontano da questi animali selvaggi e di non offrire loro cibo perchè potenzialmente pericolosi, io dal canto mio stanotte ho pensato di fare la fine della piccola Chamberlain, infatti ero l’unica in tenda nel campeggio, tutti gli altri erano o in macchina o in van, dunque ero la preda più abbordabile.

Fortunatamente dopo un paio d’ore ad ululare dietro le mie spalle il dingo si è dileguato e siamo ripartiti per assistere all’alba!

Anche l’alba è stata rovinata dalle nuvole, ma lo spettacolo è stato lo stesso entusiasmante, mi sono fatto immortalare anche alla prima luce del giorno e poi ci siamo diretti alla volta del Kata Tyuta.

Il Kata Tyuta è il cugino meno famoso dell’Uluru, è dello stesso colore ma ha una forma più articolata, fatta di sali e scendi curvilinei, lo si può percorre all’interno e all’esterno e una delle sue punte è più alta dell’Uluru ma sta di fatto che ne rimane sempre il cugino meno famoso, pertanto anche noi ci dedichiamo meno tempo e riprendiamo il cammino per il Kings Canyon.

Kata Tjuta: il cugino meno famoso dell'Uluru

Arriviamo all’area di sosta leggermente in anticipo rispetto ai giorni precedenti, i ragazzi ne approfittano per fare il bucato, io per scrivere qualche appunto per i prossimi articoli poi è ora di cena e quindi di nanna, domani ci aspetta una lunga e difficile camminata.

04.04.2012 NELLO STESSO SPOT DI IERI, IN ALTRE PAROLE: SEMPRE NEL NULLA

Come consuetudine alla stessa ora siamo pronti per visitare l’ultimo sito di interesse del “Red Centre” (così viene chiamata ques’area): Kings Canyon.

Il kings Canyon si trova all’interno di un altro national park e direttamente confinante con un altro territorio aborigeno, anche quest’area è considerata sacra, questa volta dalla popolazione dei Luritija; la sua formazione è avvenuta nel corso dei millenni, vento e pioggia e ne hanno disegnato la forma rendendo il paesaggio incantevole.

Attorno al Canyon svettano le imponenti rocce a contrafforte e proseguendo lungo il tracciato segnalato dai gestori del parco puoi sperimentare una delle camminate che io considero tra le più belle fatte qua in Australia. Lascio alla foto qui sotto il compito di descrivere il tutto.

Il fantastico Kings Canyon

Terminata la lunga passeggiata di 3-4 ore con sosta alla piscina naturale nascosta all’interno del Canyon, ci dirigiamo al van e riprendiamo il cammino, ritorniamo allo stesso “camping spot” di ieri perchè dobbiamo riprendere la Stuart Highway lì dove l’avevamo lasciata qualche giorno prima per recarci all’Uluru.

05.04.2012 3 METRI SOPRA IL TROPICO DEL CAPRICORNO

Finalmente siamo arrivati ad Alice Springs, dopo una settimana giungiamo in una città degna di nome e un po’ di civiltà, in verità nemmeno tanta.

Alice Springs è la capitale dell’Outback ed è popolata da molti aborigeni. La storia di molti di loro è triste, è la storia di una popolazione schiavizzata, sfrattata dalla propria terra e di una generazione rubata, oggi molti di loro vivono ai bordi della strada, spesso ubriachi ed in cerca di elemosina (nonostante il sostegno economico dello stato). Una popolazione che nonostante abbia superato millenni di carestie, tempeste e forti calamità naturali non riesce a superare quello che viene considerati dai molti un “processo di civilizzazione” (ma su quest’ultimo termine potremmo discutere per ore).

Non voglio commenti a riguardo degli aborigeni sul mio blog, perchè sono certo che ci sarà il razzista di turno che vorrà dar sfogo a tutte le sue frustrazioni represse sulle pagine del mio blog, pertanto astenetevi dal farlo!

Lasciamo ben presto la città e ci fermiamo all’area di sosta del Tropico del Capricorno, un segnale ed una piccola costruzione lo indica, posiziono la mia tenda a 3 metri di distanza da questa linea immaginaria che gira attorno al mondo: stanotte dormirò 3 metri sopra il tropico del capricorno.

Io ed il Tropico del Capricorno

06.04.2012 500 KM CIRCA SOPRA IL TROPICO DEL CAPRICORNO

Oggi lungo la Stuart Highway momenti di abbiocco si alternano a momenti di follia, mi è pure sembrato di vedere in lontananza un altro Uluru, lo faccio notare a Caterina che con lo sguardo sembra dire “Ti stai rincoglienendo?!”

Inoltre un altro cartello ricorda che lungo la strada è vietato l’uso di alcol e la consultazione di materiale pornografico, mi sembra giusto che il governo del Northern Territory ci tenga a puntualizzarla perchè in una giornata così noiosa qualcuno potrebbe cadere in tentazione e commettere atti impuri…

Intanto il paesaggio è ritornato ad essere monotono anche se la vegetazione tropicale sta prendendo il posto di quella arida del South Australia e del “Red Centre” ma lo fa timidamente, compare e riscompare, questi sono i primi assaggi di quello che ci aspetta fra pochissime centinaia di kilometri.

Ci fermiamo nella stazione di servizio di Barron Creek dove ho bisogno di rifocillarmi un momento ed è qui che scopro uno di quei pub famosi del deserto;pub vecchissimi e lontani dal mondo, dove all’interno i viaggiatori come prova del loro passaggio hanno lasciato carte di identità, patenti, fotocopie di passaporti e messaggi di saluto.

Anche io voglio lasciare la testimonianza del mio passaggio, non voglio lasciare la mia patente italiana seppur scaduta, lascio invece la tessera della biblioteca che avevo fatto in Tasmania che arreca il mio nome ed un messaggio per i prossimi viaggiatori e soprattutto un “reminder” per me stesso “Just Live Your Life” (semplicemente vivi la tua vita); io lo sto facendo, voi?

La testimonianza del mio passaggio nel deserto, se vi capita di passare potete verificarlo di persona

07.04.2012 IN UN POSTO NON DEFINITO TRA TENNANT CREEK E KATHERINE

Siamo quasi al termine del nostro viaggio, la natura sembra davvero riemergere ma lo fa in maniera divertente, quasi prendendoci in giro.

Appare nelle sue forme e nei suoi colori per poi riscomparire e lasciare di nuovo spazio al paesaggio piatto e secco, ma lo fa solamente per pochi kilometri, il paesaggio tropicale s’impossessa del territorio e i nuvoloni della stagione delle piogge si scorgono all’orizzonte, Darwin non è lontana, il deserto è ormai alle spalle!

Dopo giorni anche l’odore della pioggia inizia a profumare l’aria, percorriamo un tratto di strada bagnata, le nuvole hanno appena finito di annaffiare gli alberi e i cespugli spero che risparmino me stanotte.

Duecento kilometri prima di Katherine ci fermiamo al Daily Water Pub attirati dal trambusto dei sui clienti, oggi è Pasqua o forse la vigilia;  sono le cinque del pomeriggio il pub è già pieno di australiani ubriachi accampati nel retro del pub pronti per la notte, mi avvicino ad uno di loro e chiedo cosa stia succedendo, lui mi risponde che stanotte qui fanno il rodeo, è una occasione per bere a volontà e finire distrutti, e mi ricorda (come se non lo sapessi già) che in Australia di queste occasioni ne trovi dapertutto persino qui nel lontano interno…

Riprendiamo il cammino, questa volta sono io alla guida del van, che emozione, ad incitarmi ci sono anche le note di “Una vita da mediano” di Ligabue, alla fine sempre di Vita parliamo, la canto tutta ad alta voce per la felicità dei miei compagni di viaggio.

Concentrato alla guida del van

E’ quasi il tramonto ed oggi me lo godo alla guida con l’adrelina al massimo trasmessa da “Sweet Child of Mine” dei Guns ‘n’ roses”, questa posso definirla sicuramente la colonna sonora del mio viaggio in Australia.

E’ notte, nuovo camping spot, appuntamento a domani!

08.04.2012 POCO DOPO KATHERINE E POCO PRIMA DEL KAKADU NATIONAL PARK

Oggi sarà una giornata abbastanza tranquilla, dopo aver percorso circa 800 km negli ultimi giorni oggi percorriamo molti meno kilometri.

Siamo giunto a Katherine, altro “grande” centro lungo la Stuart Highway, distante più di 1000 km da Alice Springs ma a soli 300 km da Darwin, finalmente il costo della benzina è ritornato a prezzi ragionevoli, nel deserto eravamo arrivati a costi assurdi che comunque sono meno assurdi di quelli italiani (un altro aspetto triste del mio paese).

Qui a Katherine visitiamo il Gorge National Park, dopo 6 mesi sono tornato nella terra dei coccodrilli, quindi ritrovo vicino laghi, fiumi, billabongs, stagni, cascate, ecc… i famosi cartelli che ti avvisano della presenza di questi giganteschi rettili e ti stare all’allerta; è divertente che in alcuni casi, come alle “Hot Springs” qui a Katherine, trovi gli stessi cartelli e poi le scale per entrare in acqua e la gente del luogo tuffarsi e divertirsi, loro non si preoccupano affatto perchè i coccodrilli da queste parti non hanno interesse a passare. Io gli australiani non li capirò mai!

Katherine Gorge National Park

Per stanotte abbiamo scelto lo “spot” più selvaggio, l’ultima prova di sopravvivenza a cui vado incontro, superata questa posso dire di aver superato l’equivalente australiano delle 12 fatiche di Ercole e sono pronto per entrare nell’Olimpo australe!

09.04.2012 KAKADU NATIONAL PARK

Siamo infine giunti nel Kakadu National Park, uno dei più famosi di Australia, però purtoppo poco accessibile a causa della “wet season” (stagione delle piogge) che rende molte strade impraticabili e il cui innalzamento del livello dell’acqua ha creato una dispersione di coccodrilli su aree territorio più vaste, dove generalmente non amano bazzicare.

Attenzione ai coccodrilli

Io, appassionato di cultura, visito il “Warranjan Culture Centre” un museo sulla cultura aborigena, qui sono raccolti utensili e testimonianze della popolazione aborigenza custode di questo territorio, la mia attenzione cade su questa:

“The most important thing in the Aboriginal way of life is culture…

…without culture you don’t really feel that you have a place of belonging.

we have our culture

our land is our life” (Mandy Miur)”

“La cosa più importante nel modo di vivere aborigeno è la cultura…

… senza cultura tu non hai davvero la sensazione di avere un luogo di appatenenza

noi abbiamo la nostra cultura

la nostra terra è la nostra vita”

Questo sarà il tema di un nuovo articolo.

10.04.2012 DARWIN

Darwin è davvero vicina, era previsto raggiungerla domani, ma dato che il parco è per metà inagibile, e non c’è moltissimo da fare decidiamo quindi di dedicare la mattinata a completare la visita e nel pomeriggio ci dirigeremo senza sosta a Darwin.

Queste ultime ore le dedico a segnarmi il titolo di un paio di canzoni diventate le colonne sonora del nostro viaggio, segno un paio di canzoni francesi: “Mon alterego” di Jean- Louis Albert” e “Je t’en remets au vent” di Hubeer Felix Thiefaine, quando avrò tempo le scaricherò.

Prenoto anche un ostello per le prime notti a Darwin, mi affido ancora una volta alla “Bibbia dei Viaggiatori” la Lonely Planet.

Dopo circa 4000 km, 13 notti, 13 giorni, 13 colazioni, pranzi e cene vegetariane,13 tramonti mozzafiato, un ragazzo francese, una bambina😉 italiana, un esercito di mosche, un altro esercito di zanzare, un po’ di canguri, qualche emu, un cammello, un dingo ululante,  una roccia rossa grande, un’altra roccia ancora più rossa e ancora più grande, un canyon, tanti national park, un tropico (quello del capricorno), tante stazioni di servizio, qualche pub, ecc… eccomi a Darwin, ho compiuto l’impresa: ho attraversato il deserto e ne sono uscito anche vivo!

Ancora una volta la Vita mi ha regalato tante emozioni, mi ha fatto meravigliare e stupire!

Credo che questa vita non mi stancherò mai di viverla!

In lontanza Darwin

16 thoughts on “Into the desert: da Adelaide a Darwin

  1. Anna scrive:

    Letto tutto d’un fiato!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  2. Gino Dileo scrive:

    GIUSE sai che leggendo questo articolo, ho provato due sensazioni diversissime; emozione e tanta ma tanta invidia… Cmq sono contento che la tua avventura nel deserto abbia avuto origine dalla mia scelta in quella edicola a Fiumicino… Vai Giuseppe non fermarti sei un grande!!!!!

  3. Federico scrive:

    E’ la stessa strada che ho fatto io oramai 6 anni fa! Il viaggio più bello della mia vita, non c’è dubbio!

  4. Caterina Salvo scrive:

    ora ti chiamero’ “il reduce”!!molto bello…scrivi anche quasi bene (e ti ricordo che dopo tutto per quanto bimba ho fatto il classico)!mi sono resa conto di quante cose avessi colto solo in parte, grazie al tuo diario di bordo ora anche il mio viaggio è più completo. Grazie!

  5. SALVATORE RICCIO scrive:

    LEGGENDO L’ ARTICOLO MI SONO IMMEDESIMATO NEL TUO VIAGGIO…SEI UN GRANDE INGENERE..CONTINUA A VIVERTI LA TUA GRANDE VITA DA AVVENTURIERO E CONDIVIDI CON NOI LE TUE FANTASTIKE AVVENTURE. UN ABBRACCIO E UN GRANDE BUON PROSEGUIMENTO. salvatore

  6. Andre scrive:

    Ciao sono un amico di cate, stò per finire le scuole superiori e volevo anch io partire e fare un anno in australia. Spero con tutto me stesso di riuscire a realizzare questo mio sogno, e vedere finalmente con i miei occhi tutti quei paesaggi stupendi che hai descritto.
    Finally I can say that the diary is amazing, and I read into it all the emotions that you have felt. so good😉

  7. Francesco scrive:

    Che dire ! Ho sognato ad occhi aperti
    Se mi sono emozionato io nel tuo racconto
    Pensa te nel viverlo Di persona

    Ciao e complimenti

  8. Silvia scrive:

    Ciao Giuseppe, mi chiamo Silvia e ho iniziato da poco a leggere il tuo blog… è davvero molto interessante!!!! io son in Australia dal dicembre 2010 con varie pause qua e là tra asia, nuova zelanda e un mese a casa, in sardegna…ora son a melbourne fino a settembre ( credo , poi bhò, si sa come i progetti in australia cambiano!!!) e poi vorrei fare Adelaide-Darwin e quindi questo articolo è stato molto utile ( anche se devo finire di leggerlo, ora non ho molto tempo purtroppo…) bhè in bocca al lupo per tutto e scrivi più che puoi!!!

  9. railgods scrive:

    letto tutto, che dire sei troppo simpatico e sei un grande😀😀

  10. Daniele Cerioni scrive:

    Ciao Giuseppe!
    sono finito per caso sul tuo blog cercando informazioni di viaggio sulla tratta Adelaide-Darwin…a breve partiro’ per un bel tour australiano prima della scadenza del WH a inizio gennaio😦
    Volevo chiederti, questi fantomatici free spot sono solo delle zone sosta lungo la strada o si tratta di piccole aree campeggio attrezzate?
    Grazie mille e complimenti per il blog, e’ molto interessante leggere le tue esperienze (soprattutto per chi ne sta vivendo di simili!).

    Daniele

    • giuseppelop scrive:

      Sono piccole (a volte anche grandi) aree di campeggio attrezzate, si val dal basico di Coober Pedy: uno spiazzale con nessun tipo di servizio fino a quello di Pimba che aveva persino le docce, considera in media questi free spot hanno serbatoi di acqua piovana, tavolini, sedie in cemento e la maggior parte anche bagni, non sono certo a 5 stelle però sono più che sufficienti. Un altro aspetto, che molti sono frequentati da altre persone! Comunque il ragazzo con cui viaggiavo aveva una guida di tutti i campeggi di Australia, è stata molto utile!

      • Daniele Cerioni scrive:

        Grazie mille!
        Su internet ho trovato le mappe delle rest area sulla Stuart Highway…ora, non so se ti tratta delle aree che aveva il tuo compagno di viaggio, ma mi sembra comunque un ottimo punto di partenza per non dormire in mezzo alla strada!

      • Daniele Cerioni scrive:

        Grazie mille!
        Su internet ho trovato la mappa delle rest area sulla Stuart highway…non so se equivalgono alla mappa che aveva il tuo compagno di viaggio ma mi sembra gia’ un ottimo punto di partenza per non dover fermarsi in mezzo al deserto allo sbaraglio!

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