Fratelli d’Italia…

Ebbene sì, si sperava in un epilogo diverso per la finale Italia Spagna, un epilogo migliore…

… lo speravano i circa 60 milioni di italiani in patria, lo speravamo noi, indefiniti milioni, italiani in giro per il mondo.

Lo speravamo perchè le partite dell’Europeo in Australia iniziavano alle 2.45 della notte, non alle 20.45 in prima serata; ma nonostante ciò, il Casinò di Perth era pienissimo di italiani “made in Italy” e “made in Australia” a tifare per la propria nazionale.

Anche loro, i nipoti degli immigrati italiani del dopoguerra erano lì, a notte fonda, con una maglia azzurra addosso o una sciarpa tricolore al collo a cantare l’inno nazionale.

Tutto ciò mi ha finalmente spinto a pubblicare un articolo che avevo in mente da tempo e che però non ho mai trovato il pretes
to per poterlo scrivere.Oggi infatti voglio parlare degli italiani di Australia, non gli italiani come me giunti nel nuovo millennio nel nuovissimo continente, bensì di quelli che, più di 50 anni fa, hanno lasciato l’Italia, alcuni persino senza più tornarci, e affrontato 31 giorni e 31 notti di nave per iniziare una nuova vita.

Un recente articolo raccontava che quasi il 10% della popolazione australiana ha sangue italiano, questo soprattutto a causa della massiccia immigrazione italiana in Australia del dopoguerra. All’epoca, circa 170 mila italiani, decisero di abbandonare un paese appena distrutto da una guerra durata 5 anni per rispondere alla chiamata di un giovanissimo paese alla ricerca di abitanti.

Per la prima volta l’Australia spalancava le porte a popolazioni di non lingua inglese, ed assieme ad italiani arrivarono anche greci e olandesi che costituiscono oggi parte della spina dorsale di questo paese.

Gli italiani immigrati durante gli anni ’50 erano prevalentemente del sud Italia, più in particolare Sicilia e Calabria, ma non solo, ancora oggi per strada puoi incontrare vecchietti parlare in abruzzese o in veneto. Secondo uno degli ultimi censimenti della popolazione, in Australia ci sono 199 mila di emigrati italiani nati nel Belpaese, di questi il 63% ha più di 60 anni. Io sono il loro l’incubo …

Perché?

Perchè ogni qual volta ne incontro uno, lo bombardo di domande.

Sono curioso di conoscere la loro storia, di ascoltare la loro avventura in nave, di capire cosa gli ha spinti a venire qui e soprattutto sapere cosa conservano della loro tradizione italiana. In fondo sento di essere guidato dal loro stesso spirito di avventura e ricerca, e come loro in giovane età mi sono ritrovato catapultato dall’altra parte del mondo.

Di ultrasessantenni italiani DOC ne ho conosciuti tanti…

Il primo tra i tanti è stato un signore calabrese sulla sessantina di Adelaide che sentendomi parlare italiano mi fermò e mi chiese, “Di dove sei?”, io sorpreso risposi “Bari” e lui scherzando mi fa “Di BAri o di BEri?”; Mario, il suo nome, era venuto qui 50 anni fa, dopo 2 anni si accorse che l’Australia non gli piaceva così decise di salire sulla navi da crociera e girare l’Europa, dopo qualche anno ricapita in Australia dove in incontra una bella signorina di cui si innamora che lo convince a non abbandonare più il paese.

Mario, mi raccontò anche un siparietto, a metà tra barzelletta e storia vera, accaduto qualche decennio fa in Italia al suo figlio italo-australiano: alla domanda della zia “Dimmi a zia, cosa sai dire in italiano?” il bimbo rispose ” A puttana de mammeta!”, al che Mario riprese il bambino e gli chiese “Ma dove hai imparato queste parole?!” il bambino innocentemente rispose “E’ quello che dici tu sempre alla mamma!”

Ho conosciuto anche Tony, l’autista del pullmanino che mi accompagnava ogni giorno a lavoro in Tasmania, lui di Treviso ha seguito la sorella in Australia nel ’62, lui mi ha raccontato che dopo aver girato l’Australia per 10 anni ha deciso di stabilizzarsi nella piccola Devonport dove da 40 anni vive con la moglie anch’essa italiana ma emigrata qui alla tenera età di 2 anni; alla mia domanda ” i tuoi figli parlano italiano?”, lui mi ha risposto “io con loro parlo Veneto, e se i me capisse bon altrimenti amen…”

Qui a Perth, ho conosciuto una giovane signora di 80 anni originaria di Trieste, emigrata in Australia 56 anni seguendo i suoi fratelli, da  più di 10 è vedova, così invece di chiudersi in casa ha deciso di iniziare una nuova vita frequentando le caffetterie di Perth e permettendosi qualche viaggio alla scoperta della sua Italia. Carla si mantiene anche informata sulla situazione italiana, venerdì scorso mi fa “Io leggo i siti internet del Corriere della Sera, de La Repubblica e de La Stampa in modo da avere una visione globale della situazione” e poi continua…”Giuseppe, hai letto la notizia?! Berlusconi vuole ritornare! Vedrai che quel farabutto farà di tutto per diventare Presidente della Repubblica!”

Queste sono solo tre racconti di persone, che assieme ad altre 170 mila hanno scritto la storia del paese Australiano ed anche italiano, loro sono i nostri ambasciatori in questo paese. Gli australiani di oggi mostrano un grande rispetto nei loro confronti, una signora australiana incontrata lungo la tratta da Adelaide a Darwin mi raccontava: “Gli italiani sono davvero dei grandi lavoratori, qui in Australia hanno davvero una grande reputazione.”

Solo l’altro giorno camminavo lungo il porto di Frementle, 20 km a sud di Perth e ho visto un monumento commemorativo con alcune targhe con su scritto i nomi delle persone che avevano contribuito alla sviluppo dell’attività portuale della città, più del 70% dei nomi era italiano!

L’edificio più alto dell’emisfero australe, lo Eureka Tower di Melbourne è stato costruito dalla società di costruzioni più grande di Australia fondata nel dal 1950 da un immigrato di Treviso e ora gestita dai suoi figli e nipoti.

Il quartiere di Carlton a Melbourne è la piccola Little Italy di Australia, lì ci trovi il museo italiano e piazza Italia, la via principale Lygon Street è una via piena di ristoranti Made in Italy o “pseudoMade” in Italy. L’altro giorno, in TV hanno mostrato un collegamento subito dopo la semifinale Italia – Germania, più che Melbourne mi sembrava Napoli o Palermo con i tifosi italiani assalire l’inviato e a gettarsi sulla telecamera.

L’influenza della cultura italiana in Australia la si ritrova ovviamente anche nella cucina, gli australiani sono amanti del buon caffè, sono grandi produttori di vino e olio di oliva extravergine e verdura, alcune grosse aziende vinicole del paese sono gestite da famiglie italiane.

Le seconde e terze generazioni di italiane, i cosiddetti “half Italian and half Australian” mostrano con orgoglio le loro radici e nutrono profondo rispetto per i propri nonni.

Di fatto alcuni di loro sono cresciuti secondo le regole ferree della famiglia italiana degli anni ’50, “del tipo a tavola si mangia tutti assieme”, “la moglie deve stare in casa ad accudire i bambini”, “prima di portare il ragazzo in casa lo dobbiamo accettare”. La maggior parte di loro non parla italiano, alcuni parlano o capiscono il dialetto dei propri nonni o  genitori, proprio l’altro giorno, Salvatore, il figlio di una coppia siculo-calabrese, mi fa “non sono più partito perchè murrio mio cuggino“; tempo fa parlavo telefonicamente con, Mimmo, il figlio di una coppia calabrese, dopo 2 minuti di conversazione gli chiesi gentilmente “Possiamo parlare in inglese perchè il calabrese non lo capisco tutto”

I nonnini degli anni ’50 stanno poco a poco salutando la vita terrena, assieme a loro se ne va la testimonianza diretta di una grande immigrazione; circa 60 anni hanno lasciato un paese in misera e ridotto in macerie, hanno trovato un paese disposto ad accoglierli e hanno lavorato duro garantendo un futuro migliore soprattutto ai propri figli, hanno dovuto anche fare i conti con la discriminazione, spesso venivano insultati con il termine “wog” (il corrispettivo “negro” per le popolazioni dell’Europa meridionale, principalmente italiani e greci”), ma oggi il popolo australiano li rispetta e ammira.

Oggi più di mezzo secolo dopo, un’altra generazione (non quella dei nostri genitori, che bene o male ce l’ha fatta, bensì quella dei ragazzi degli anni ottanta e novanta) sta cercando di ripercorrere la rotta dei nonnini italo-australiani; oggi le cose sono diverse, in Australia ci arrivano giovani artigiani, neo-laureati, giovani professionisti, cuochi, camerieri, anche diciottenni e non tutti riescono a rimanere.

Purtroppo è innegabile dirlo, non stanno lasciando un paese che ha appena distrutto da una guerra ma un paese che comunque sta finendo in macerie.

Per colpa di chi?!

10 thoughts on “Fratelli d’Italia…

  1. Maurizio scrive:

    bel post! ciao giuse!

  2. Veramente bello questo articolo! Che voglia di raggiungerti…!

  3. doze scrive:

    Belle le tue storie..il 24 atterro a Perth, chissà che non cominci a raccontarle anch’io🙂 ciao!

  4. Rosario scrive:

    complimenti articolo stupendo! come d’altronde buona parte del blog, di cui mi sono appassionato alla lettura😉 ho 23, sono di Catania e attualmente sono impegnato nella specilistica e dopo chissà magari ti raggiungo! Perchè questo tuo blog (come altri che ho visitato dopo essermi appassionato al tuo) mi sta aiutando a capire meglio il mondo, ad immaginare cose nuove e a capire che se tutto il mondo è paese i quartieri però sono tutti diversi🙂

  5. Ernesto Coimbra scrive:

    scusami, mi spiegheresti come hai fatto ad aggiungere la versione inglese? Vorrei fare lo stesso.

  6. doze scrive:

    Che fine ha fatto la tua Australia?

  7. Mimmo 1000 scrive:

    infatti anche io aspetto… la vita vissuta a una decina di fusi orari di distanza…

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